16 settembre 2015, 22:38

Joy Division: post molto controverso

Noi altri dei [dK] potremmo dire che facciamo musica Darkwave, Newave, Post Rock.
Al limite Post Romantic, Electrobondage.
Quando, per motivi di indicizzazione nelle basi dati delle varie applicazioni musicali online, sono costretto ad abbinare dei tag ai [dK], generalmente metto Darkwave e New Wave.
Gothic, quando voglio strafare (ma è sbagliato).
Non metto Elettronica perché sono ideologicamente contrario alla classificazione della musica in base al “metodo” di realizzazione. Elettronica è metodo, non è contenuto.
Più il mondo va affare in culo e più io nel blog parlo di stronzate, perché è così che funziona: mi cerco la mia nicchia per isolarmi.
Insomma noi altri dei [dK] autocertifichiamo online sui sistemi il fatto che facciamo Darkwave.
Potremmo dire che i progenitori della Darkwave sono i Joy Division.
Oggi si vede in giro un bòtto di gente con le T shirt dei Joy Division e con i tatuaggi dei Joy Divion, anche tra i giovanissimi.
Questo è sorprendente per me.
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Noi [dK], che facciamo Darkwave, scoprimmo i Joy Division relativamente tardi, almeno io.
Io scopri i Joy Division durante il sound check di uno dei primi concerti che facemmo, tipo all’Hiroshima di Torino.
Ricordo questo fonico che, poveraccio, cercava di sistemare tutto il nostro ambaradan, piuttosto pretenzioso per una band di cazzòni autoreferenziali.
A un certo punto riesce a sistemarci e noi facciamo un pezzo, quasi tutto, per provare gli strumenti e il missaggio.
Quando smettiamo di suonare lui mi si avvicina e mi dice una roba tipo “minchia ragazzi voi siete cresciuti a pane e Joy Division”.
Io non sapevo chi fossero i Joy Division, ma annuii con un sorriso, perché l’espressione del fonico era un’espressione inequivocabilmente di apprezzamento.
Evidentemente qualche tempo dopo sono andato ad ascoltarmi i Joy Division.
La prima cosa che ho pensato ascoltando i Joy Division è stata una roba tipo “se suoniamo come questi è meglio che smettiamo”.
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Ci rimasi proprio male, perché l’immagine che mi restituiva l’ascolto dei pezzi dei Joy Division era l’immagine di una band semplicemente scarsa, ma proprio tanto scarsa; come quando nelle partitelle di pallone ai giardini vedi che c’è uno, poverino, che è lì per caso, che è tipo la seconda volta in vita sua che tocca un pallone.
Mi rendo conto che, se qualcuno dovesse leggere questo post, e che se a quel qualcuno piacessero i Joy Division, quel qualcuno potrebbe offendersi.
Lo so, ed in effetti chiedo scusa, anch’io se mi parlassero male di Lana Del Rey mi offenderei a morte.
Però è anche vero che pago il canone di questo dominio, quindi mi prendo la libertà di esprimere, motivandolo, il fatto che i Joy Division, secondo me, facevano abbastanza cagàre.
Io capisco tutto, capisco che la bravura non è tutto.
Capisco che l’attitudine, l’originalità, la personalità e l’ispirazione sono elementi altrettanto importanti, soprattutto nel rock.
Detto questo, alcune cose secondo me ci vogliono comunque: andare a tempo, cantare dentro il microfono, equalizzare la roba, ogni tanto cambiare un accordo.
Almeno queste cose.
Erano altri tempi, è vero: però così mi rifiuto di ascoltare.
Probabilmente esagero e di sicuro non mi sono ascoltato tutto il repertorio (trovandolo abbastanza cagòso), però il punto rilevante è il seguente: perché la gente, ad un certo punto, si appassiona così tanto a certe cose?
Perché?
Love Will Tear Us Apart fatta dal vivo dagli Apoptygma Berzerk è un buon pezzo, indubbiamente un buon pezzo: però mi sembra poco per alimentare un mito di queste proporzioni.
Va bene che il tipo è morto suicida precocemente però, come sopra: non è sufficiente per alimentare un mito di queste proporzioni.
Ci deve essere qualcos’altro.
Io ci provo a capire questi miti della musica, ma non li capisco.
E’ la musica a contare, o è il contesto di riferimento?
Quali fattori entrano in gioco?
L’umidità dell’aria come per la lievitazione del pane?
Qualcuno mi faccia capire.
Ci deve essere qualcos’altro.
Riesco a immaginare che in quegli anni lì, con quelle tecnologie lì, in quel contesto lì, i Joy Division potessero essere interessanti o innovativi, della serie “boh, se suonano loro, se riescono ad esprimere qualcosa loro, così alla càzzo di cane, allora tutti quanti possiamo potenzialmente esprimerci artisticamente”.
Posso immaginare che andassero a toccare delle corde di quel genere lì.
Posso immaginare.
Una roba tipo “esprimere il disagio esistenziale attraverso la musica in modo spontaneo e senza abbellimenti”.
Ci poteva anche stare.
Al limite.
Ma oggi.
Oggi, dopo oltre 30 anni di musica.
Io non ci credo che una persona riesca a mettere in uno stereo un disco dei Joy Division e ad ascoltarlo.
Qualcuno mi faccia capire.
Ci deve essere qualcos’altro.
Cioè io salgo sull’autobus, nel 2015, è mi vedo la ragazzina con la T shirt dei Joy Division.
Questo non ha senso per me.
Ci deve essere qualcos’altro.
Ci dev’essere un modello di business dietro.
Quando osservi la realtà quotidiana e ti accorgi che c’è qualcosa di straniante ed inedito rispetto alla naturale continuità delle cose, significa che un nuovo modello di business è stato lanciato sui sistemi: e dove tu non capisci e giusto , che viene generato il profitto.

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