17 maggio 2012, 20:49

Post ininfluente: sono solo parole

Ce l’hanno fatta.
Il cerchio si è chiuso.
L’esperimento è riuscito.
Ci sono voluti 3 mesi di Somministrazione di Ascolti Involontari Reiterati (SAIR), ma alla fine l’esperimento è riuscito.
Stamattina le donne delle pulizie stavano canticchiando “Sono solo parole (le nostre)” di Noemi.
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La gente si beve tutto.
Si, anche la merdasciolta.
Basta insistere nella somministrazione.
Tutto.
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Ai tempi mi ero preso la briga di guardare tutta la prima serata di Sanremo.
Quando Noemi ha cantato questa merda ho provato imbarazzo (per lei), e ho pensato che si fosse bruciata la carriera e che fosse un peccato.
Macché: da quella sera in poi, ce l’hanno fatta ascoltare, questa merda di canzone, 8 volte al giorno, tutti i giorni.
Hanno insistito: brutalmente, ossessivamente, scientificamente, totalitariamente.
E’ il concetto di somministrazione qui, che fa la differenza.
Ad alti livelli di somministrazione, l’oggetto della somministraizone (la musica) è ininfluente.
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Dopo “Parole, parole” di Mina.
Dopo “Ho perso le parole” di Ligabue (canzone merdosa).
Dopo “Senza parole” di Vasco (canzone cagosa).
Anche “Sono solo parole” di Noemi entra, di forza, nella cultura pop-olare italiana.
Sono solo parole di Noemi è la canzone più ininfluente, più ignorante, più sciatta, più anti-musica, della storia della musica.
Questa non è una canzone, è un pezzo di Tofu appena tolto dalla plastichina.
Ho criticato l’autore, Fabrizio Moro, ingiustamente, ritendendo che avesse composto questa cagata merdosissima per incapacità.
Adesso ho capito che c’era in ballo un esperimento scientifico.
Adesso ho capito che l’ha fatto apposta a comporre una merda.
Evidentemente gli è riuscita benissimo.
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La gente si beve tutto.
Si, anche la merdasciolta.
Basta insistere nella somministrazione.
Tutto.
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L’arroganza dell’industria discografica ha raggiunto livelli mai consciuti dall’uomo prima di oggi.
L’industria discografica è l’unica sovrastruttura umana occidentale capace ancora oggi di esercitare una forma brutale di totalitarismo.
Possiamo scegliere tutto, persino il cibo, faticando un po’.
La musica no.
La musica la trasmettono sui canali istituzionali e la ascolti.
Punto.
E la determinano, la controllano e la decidono loro.
Punto, basta e andate tutti affanculo.
E negli ultimi anni hanno fatto un ulteriore salto di qualità: non si preoccupano più neanche lontanamente di produrre cose almeno gradevoli.
Non dico artisticamente rilevanti, dico gradevoli.
Hanno capito che è ininfluente.
Prendono dei cantanti, inducono la gente ad affezionarsi (umanamente) a loro via X-Fucktor e via Maria De Filippi.
Dopo di ché gli danno da cantare delle pilloline di merda composte su commissione dagli impiegati della canzone d’autore tipo Accademia di Sanremo.
Questa è la musica.
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La gente si beve tutto.
Si, anche la merdasciolta.
Basta insistere nella somministrazione.
Tutto.

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